
«Ogni sibling ha una storia, importante e unica, da raccontare. Il gruppo è un’occasione per non essere soli nell’affrontare un percorso di consapevolezza, nel prendere decisioni nel presente, un prezioso “consulente esterno” a cui affidare dubbi e perplessità, e da cui ricevere utili indicazioni, consigli, esperienze».
Citazione tratta da: Andrea Dondi (a cura di), I gruppi di siblings adulti. Una proposta di metodo per sostenere fratelli e sorelle di persone con disabilità, collana «La famiglia nel mondo contemporaneo», per gentile concessione dell’autore.
Definizione
Il termine inglese “siblings” indica in generale la categoria dei fratelli e sorelle; nella letteratura scientifica, e in particolare in ambito psicologico, si riferisce specificamente a chi ha un fratello o una sorella con disabilità.
Per molti anni, la ricerca sui siblings di persone con disabilità si è concentrata quasi esclusivamente sulle possibili difficoltà psicologiche e comportamentali che queste persone potevano sviluppare. Questo approccio patologizzante tendeva a vedere i siblings come soggetti a rischio, trascurando le risorse e le potenzialità che potevano emergere da questa esperienza.
Negli ultimi decenni, l’attenzione verso i siblings ha portato a comprendere meglio i vissuti emotivi e relazionali che li caratterizzano. Ciò ha generato un cambiamento di paradigma: oggi la letteratura scientifica riconosce che, accanto alle possibili difficoltà, i siblings possono sviluppare competenze relazionali, come empatia, sensibilità, tolleranza, compassione, lealtà, pazienza, affidabilità e una maggiore capacità di adattamento. Questo nuovo sguardo permette di valorizzare sia le sfide che le opportunità legate al ruolo di fratello o sorella di una persona con disabilità, sviluppandone potenzialità e risorse.
Crescere come sibling di una persona con disabilità significa affrontare emozioni complesse, responsabilità e sfide che spesso restano invisibili.