I sibling nel progetto di vita delle persone con disabilità

Spunti di riflessione sul ruolo che i sibling, come vengono ormai definiti i fratelli e le sorelle delle persone con disabilità, ricoprono o possono ricoprire nella stesura del Progetto di vita del proprio familiare.

Articolo originale pubblicato su LombardiaSociale.it

 

Io stessa sono una sibling essendo sorella di una persona con disabilità di 46 anni[1].
Nella mia famiglia d’origine non si riusciva a vedere in prospettiva: i miei genitori facevano parte della schiera di quelli che dicono “finché ci siamo noi lui vivrà sempre con noi”. Non c’era nessuna apertura verso altre idee, così come c’era ostilità verso la protezione giuridica.
Poi l’inaspettato. Tredici anni fa nostro padre morì in pochi giorni e nostra madre, già con sue fragilità pregresse e una forma depressiva, venne travolta dal lutto improvviso.
Chi rimase a tenere il timone?
Benché fossi sempre stata molto presente nella vita di mio fratello, mi ritrovai catapultata in un mondo di cui conoscevo meno di quanto pensassi. Fu la mia fortuna perché mi consentì di accedere alle esperienze di altre persone che avevano già affrontato problemi simili; inoltre ebbi modo di scoprire che ciò che stava accadendo a me, ritrovarsi più o meno repentinamente a dover diventare la figura di riferimento per la vita di un fratello o sorella con disabilità, è cosa molto comune.

Siamo la prima generazione di sibling che si trova a dover affrontare un doppio invecchiamento: quello dei propri genitori e quello dei fratelli e sorelle con disabilità intellettiva, che oggi hanno un’aspettativa di vita simile alla popolazione generale. Questo significa che i sibling vivono un periodo molto lungo di responsabilità spesso non pianificata, sia nei confronti dei genitori anziani sia dei fratelli e sorelle con disabilità.
Il Progetto di vita della persona con disabilità riguarda direttamente i sibling poiché il legame di fratria attraversa tutte le fasi della vita, ma si intensifica quando si diventa adulti e si crea una propria famiglia, coinvolgendo nuove persone nelle dinamiche tipiche di una famiglia con un membro con disabilità.

Molto spesso in famiglia è presente una ambivalenza di messaggi: da un lato i sibling vengono invitati a costruirsi una vita propria, dall’altro rimane implicita l’aspettativa che un giorno toccherà comunque a loro prendersi cura del fratello o sorella con disabilità. Esiste una sorta di consapevolezza subliminale di questo mandato.

Soluzioni attuali di residenzialità

Oltre a CSS e RSD, la soluzione più diffusa per affrontare il “dopo di noi” è la residenzialità condivisa: comunità alloggio, microcomunità, gruppi appartamento, cohousing, appartamenti Legge 112. Sono soluzioni importanti perché permettono di sperimentarsi fuori dalla famiglia, mettere alla prova autonomie e competenze e consolidare la vita adulta.

Tuttavia molte di queste realtà non riescono ancora a rispondere a un Progetto di vita individualizzato perché soffrono di schemi organizzativi troppo rigidi e standardizzati. Spesso le esigenze individuali vengono ricondotte alla logica del gruppo, impedendo risposte adeguate.

Queste realtà stanno crescendo perché le famiglie d’origine sono sempre più in difficoltà o si indeboliscono naturalmente. L’esperienza accumulata è preziosa per progettare nuovi contesti di vita per le persone con disabilità[3].

I sibling adulti sono spesso coinvolti nella definizione e gestione del Progetto di vita, perché molti sono già dovuti subentrare ai genitori anziani o mancanti. Esiste un bisogno forte ma poco espresso di confronto e sostegno.

È da questo bisogno che, nel Gruppo tra Pari, abbiamo iniziato a concentrarci su cosa significa elaborare un Progetto di vita con lo sguardo dei sibling.

Trasparenza, dialogo, consapevolezza

  • È necessario partire da un confronto familiare franco e trasparente: quanto e come i sibling vogliono essere presenti nella vita della persona con disabilità, tenendo conto del proprio lavoro, famiglia, vita personale.
  • Chiarire la disponibilità ad assumere la rappresentanza giuridica: significa poter tutelare il familiare ma anche assumere decisioni delicate quando scegliere insieme non è possibile.
  • Chiarire la disponibilità a investire tempo per acquisire nuove competenze: studiare normative, imparare nuovi linguaggi, costruire nuove reti, relazionarsi con interlocutori talvolta poco collaborativi.
  • Chiarire la disponibilità a estendere la consapevolezza dei diritti della persona con disabilità e a padroneggiare gli strumenti per farli rispettare.

Soluzioni attuali di residenzialità

Le soluzioni attuali, pur importanti, risultano spesso incapaci di rispondere alle necessità individuali a causa di rigidità organizzative. Le esigenze personali vengono subordinate alla logica del gruppo, riducendo la qualità del Progetto di vita.

Chi conosce questi servizi sa che spesso le attività programmate non tengono conto dei reali desideri delle persone, come quando è prevista l’attività di musica anche se sarebbe più utile o piacevole un’attività sportiva o semplicemente riposare.

Negli ultimi anni queste soluzioni stanno aumentando perché le famiglie sono sempre più in difficoltà. È fondamentale valorizzare le esperienze esistenti per costruire nuovi contesti di vita più individualizzati.

Essere sibling significa essere depositari di una biografia unica: un ruolo complesso e articolato ma anche prezioso perché unisce testimonianza e progettualità.

Conclusioni

Il Progetto di vita di una persona con disabilità inizia con la nascita, prende forma nell’adolescenza e si realizza nell’età adulta. È fondamentale costruire una coesione di intenti tra famiglia e tutti gli attori coinvolti, affinché diventi davvero una co-progettazione.

La famiglia dovrebbe avere una visione lungimirante e presentarsi agli operatori con un’idea preliminare di Progetto di vita realmente rappresentativo della persona. In caso contrario, si rischia che il progetto venga “cucito addosso” da altri, seguendo logiche non sempre adeguate.

In questo modo i sibling potranno assumere la regia della vita del fratello o sorella, perché la loro vita, di fatto, è anche la nostra.


Note

[1] Milano Civil Week 2025 – Evento “Vita indipendente: oltre la legge, verso il futuro”, organizzato da Vivi Down ODV e AGPD Onlus.

[2] Esistono diversi gruppi di sostegno per sibling, tra cui Vivi Down, Fondazione Idea Vita, Fondazione Paideia.

[3] Esempi sul territorio regionale: “Le Chiavi di Casa”, “Abitare e disabilità tra cambiamento e continuità”, “La Casa di Quartiere Laorcalab”, “Appartamenti in Centro”.

Classi di Esperienze Bioenergetiche

“Fare per sentire” è una delle frasi che meglio definisce la Bioenergetica.

La Bioenergetica è una disciplina psico-corporea messa a punto da Alexander Lowen (1910-2008), medico e psicoterapeuta americano. E’ una tecnica adatta a tutti, utilizzabile anche fuori dall’ambito psicoterapeutico nella forma di esperienze corporee antistress, come prevenzione e promozione della salute e del benessere psico-corporeo, attraverso l’uso consapevole del movimento e della respirazione.

Scopo della Classe di Esperienze bioenergetiche è in particolare quello di facilitare una maggiore consapevolezza del proprio corpo e liberare le tensioni muscolari croniche, che emergono a contatto con gli stress quotidiani. Lavorare in modo graduale sul movimento e sulla respirazione consente all’energia intrappolata nel corpo di fluire in modo più libero: in tal modo si ottiene un senso di maggiore vitalità, si accresce la capacità di sentire piacere, la mobilità e il benessere sia a livello corporeo sia emozionale.

La classe di esercizi non ha pertanto una funzione psicoterapeutica, ma di prevenzione e promozione della salute e del benessere psico-corporeo.

Nelle classi di esperienze bioenergetiche, all’insegna del ‘fare per sentire’, si sperimenta l’importanza di avere grounding o radicamento, di avere, cioè, i piedi ‘ben piantati per terra’, per potersi sentire solidi e stabili nell’affrontare il mondo e la realtà circostante; questo consente anche di mantenere una respirazione corretta, ampia e rilassata, come condizione essenziale per sentire ed essere in contatto con le proprie emozioni.

“Essere pieni di vita significa respirare profondamente, muoversi liberamente e sentire con intensità”: così diceva Alexander Lowen (1910-2008), psicoterapeuta statunitense ideatore della Bioenergetica.

Il lavoro associato sul corpo e sulla mente aiuta le persone ad affrontare le difficoltà esistenziali e relazionali, mira a reintegrare e armonizzare le varie parti della persona e a realizzare al meglio le proprie capacità di provare piacere e gioia di vivere. Per questo nel mio lavoro di counselor propongo Esperienze bioenergetiche sia individuali sia in piccoli gruppi.

Siblings: Essere Genitori, Fratelli e Sorelle – Terzo Incontro Formativo

La Vivi Down ODV, in collaborazione con la AGPD Onlus, invita al terzo incontro del ciclo formativo dedicato al tema “Siblings: essere genitori, fratelli, sorelle”. L’evento si terrà mercoledì 26 novembre 2025 dalle 18:00 alle 19:30 in modalità online tramite Google Meet.


Durante l’incontro verrà presentato il progetto dedicato alla figura dei sibling – i fratelli e le sorelle di persone con disabilità – con un nuovo sguardo rivolto anche ai genitori. La dott.ssa Michela Scramuzza (psicologa area adolescenti AGPD) e la dott.ssa Martine Vallarino (psicologa area adulti AGPD) introdurranno una riflessione su come favorire maggiore consapevolezza e sostegno all’interno della famiglia.

 

Seguirà un momento di dialogo collettivo condotto da Cristina Di Stefano (counselor e coordinatrice del “Gruppo tra Pari” dell’associazione Vivi Down), pensato per promuovere lo scambio tra fratelli, il confronto e la condivisione tra tutti i partecipanti.

La partecipazione è gratuita ma è necessaria l’iscrizione: per info e iscrizioni contattare servizi@vividown.org oppure il numero 334 626 6630.

Questo percorso formativo mira a valorizzare il ruolo dei siblings e delle famiglie, offrendo strumenti utili per costruire un ambiente di dialogo, ascolto e sostegno reciproco nella crescita delle persone con disabilità.

Siblings: gli invisibili, chi sono?

«Ogni sibling ha una storia, importante e unica, da raccontare. Il gruppo è un’occasione per non essere soli nell’affrontare un percorso di consapevolezza, nel prendere decisioni nel presente, un prezioso “consulente esterno” a cui affidare dubbi e perplessità, e da cui ricevere utili indicazioni, consigli, esperienze».

Citazione tratta da: Andrea Dondi (a cura di), I gruppi di siblings adulti. Una proposta di metodo per sostenere fratelli e sorelle di persone con disabilità, collana «La famiglia nel mondo contemporaneo», per gentile concessione dell’autore.

Definizione

Il termine inglese “siblings” indica in generale la categoria dei fratelli e sorelle; nella letteratura scientifica, e in particolare in ambito psicologico, si riferisce specificamente a chi ha un fratello o una sorella con disabilità.

Per molti anni, la ricerca sui siblings di persone con disabilità si è concentrata quasi esclusivamente sulle possibili difficoltà psicologiche e comportamentali che queste persone potevano sviluppare. Questo approccio patologizzante tendeva a vedere i siblings come soggetti a rischio, trascurando le risorse e le potenzialità che potevano emergere da questa esperienza.

Negli ultimi decenni, l’attenzione verso i siblings ha portato a comprendere meglio i vissuti emotivi e relazionali che li caratterizzano. Ciò ha generato un cambiamento di paradigma: oggi la letteratura scientifica riconosce che, accanto alle possibili difficoltà, i siblings possono sviluppare competenze relazionali, come empatia, sensibilità, tolleranza, compassione, lealtà, pazienza, affidabilità e una maggiore capacità di adattamento. Questo nuovo sguardo permette di valorizzare sia le sfide che le opportunità legate al ruolo di fratello o sorella di una persona con disabilità, sviluppandone potenzialità e risorse.

Crescere come sibling di una persona con disabilità significa affrontare emozioni complesse, responsabilità e sfide che spesso restano invisibili.