I sibling nel progetto di vita delle persone con disabilità

Spunti di riflessione sul ruolo che i sibling, come vengono ormai definiti i fratelli e le sorelle delle persone con disabilità, ricoprono o possono ricoprire nella stesura del Progetto di vita del proprio familiare.

Articolo originale pubblicato su LombardiaSociale.it

 

Io stessa sono una sibling essendo sorella di una persona con disabilità di 46 anni[1].
Nella mia famiglia d’origine non si riusciva a vedere in prospettiva: i miei genitori facevano parte della schiera di quelli che dicono “finché ci siamo noi lui vivrà sempre con noi”. Non c’era nessuna apertura verso altre idee, così come c’era ostilità verso la protezione giuridica.
Poi l’inaspettato. Tredici anni fa nostro padre morì in pochi giorni e nostra madre, già con sue fragilità pregresse e una forma depressiva, venne travolta dal lutto improvviso.
Chi rimase a tenere il timone?
Benché fossi sempre stata molto presente nella vita di mio fratello, mi ritrovai catapultata in un mondo di cui conoscevo meno di quanto pensassi. Fu la mia fortuna perché mi consentì di accedere alle esperienze di altre persone che avevano già affrontato problemi simili; inoltre ebbi modo di scoprire che ciò che stava accadendo a me, ritrovarsi più o meno repentinamente a dover diventare la figura di riferimento per la vita di un fratello o sorella con disabilità, è cosa molto comune.

Siamo la prima generazione di sibling che si trova a dover affrontare un doppio invecchiamento: quello dei propri genitori e quello dei fratelli e sorelle con disabilità intellettiva, che oggi hanno un’aspettativa di vita simile alla popolazione generale. Questo significa che i sibling vivono un periodo molto lungo di responsabilità spesso non pianificata, sia nei confronti dei genitori anziani sia dei fratelli e sorelle con disabilità.
Il Progetto di vita della persona con disabilità riguarda direttamente i sibling poiché il legame di fratria attraversa tutte le fasi della vita, ma si intensifica quando si diventa adulti e si crea una propria famiglia, coinvolgendo nuove persone nelle dinamiche tipiche di una famiglia con un membro con disabilità.

Molto spesso in famiglia è presente una ambivalenza di messaggi: da un lato i sibling vengono invitati a costruirsi una vita propria, dall’altro rimane implicita l’aspettativa che un giorno toccherà comunque a loro prendersi cura del fratello o sorella con disabilità. Esiste una sorta di consapevolezza subliminale di questo mandato.

Soluzioni attuali di residenzialità

Oltre a CSS e RSD, la soluzione più diffusa per affrontare il “dopo di noi” è la residenzialità condivisa: comunità alloggio, microcomunità, gruppi appartamento, cohousing, appartamenti Legge 112. Sono soluzioni importanti perché permettono di sperimentarsi fuori dalla famiglia, mettere alla prova autonomie e competenze e consolidare la vita adulta.

Tuttavia molte di queste realtà non riescono ancora a rispondere a un Progetto di vita individualizzato perché soffrono di schemi organizzativi troppo rigidi e standardizzati. Spesso le esigenze individuali vengono ricondotte alla logica del gruppo, impedendo risposte adeguate.

Queste realtà stanno crescendo perché le famiglie d’origine sono sempre più in difficoltà o si indeboliscono naturalmente. L’esperienza accumulata è preziosa per progettare nuovi contesti di vita per le persone con disabilità[3].

I sibling adulti sono spesso coinvolti nella definizione e gestione del Progetto di vita, perché molti sono già dovuti subentrare ai genitori anziani o mancanti. Esiste un bisogno forte ma poco espresso di confronto e sostegno.

È da questo bisogno che, nel Gruppo tra Pari, abbiamo iniziato a concentrarci su cosa significa elaborare un Progetto di vita con lo sguardo dei sibling.

Trasparenza, dialogo, consapevolezza

  • È necessario partire da un confronto familiare franco e trasparente: quanto e come i sibling vogliono essere presenti nella vita della persona con disabilità, tenendo conto del proprio lavoro, famiglia, vita personale.
  • Chiarire la disponibilità ad assumere la rappresentanza giuridica: significa poter tutelare il familiare ma anche assumere decisioni delicate quando scegliere insieme non è possibile.
  • Chiarire la disponibilità a investire tempo per acquisire nuove competenze: studiare normative, imparare nuovi linguaggi, costruire nuove reti, relazionarsi con interlocutori talvolta poco collaborativi.
  • Chiarire la disponibilità a estendere la consapevolezza dei diritti della persona con disabilità e a padroneggiare gli strumenti per farli rispettare.

Soluzioni attuali di residenzialità

Le soluzioni attuali, pur importanti, risultano spesso incapaci di rispondere alle necessità individuali a causa di rigidità organizzative. Le esigenze personali vengono subordinate alla logica del gruppo, riducendo la qualità del Progetto di vita.

Chi conosce questi servizi sa che spesso le attività programmate non tengono conto dei reali desideri delle persone, come quando è prevista l’attività di musica anche se sarebbe più utile o piacevole un’attività sportiva o semplicemente riposare.

Negli ultimi anni queste soluzioni stanno aumentando perché le famiglie sono sempre più in difficoltà. È fondamentale valorizzare le esperienze esistenti per costruire nuovi contesti di vita più individualizzati.

Essere sibling significa essere depositari di una biografia unica: un ruolo complesso e articolato ma anche prezioso perché unisce testimonianza e progettualità.

Conclusioni

Il Progetto di vita di una persona con disabilità inizia con la nascita, prende forma nell’adolescenza e si realizza nell’età adulta. È fondamentale costruire una coesione di intenti tra famiglia e tutti gli attori coinvolti, affinché diventi davvero una co-progettazione.

La famiglia dovrebbe avere una visione lungimirante e presentarsi agli operatori con un’idea preliminare di Progetto di vita realmente rappresentativo della persona. In caso contrario, si rischia che il progetto venga “cucito addosso” da altri, seguendo logiche non sempre adeguate.

In questo modo i sibling potranno assumere la regia della vita del fratello o sorella, perché la loro vita, di fatto, è anche la nostra.


Note

[1] Milano Civil Week 2025 – Evento “Vita indipendente: oltre la legge, verso il futuro”, organizzato da Vivi Down ODV e AGPD Onlus.

[2] Esistono diversi gruppi di sostegno per sibling, tra cui Vivi Down, Fondazione Idea Vita, Fondazione Paideia.

[3] Esempi sul territorio regionale: “Le Chiavi di Casa”, “Abitare e disabilità tra cambiamento e continuità”, “La Casa di Quartiere Laorcalab”, “Appartamenti in Centro”.

Classi di Esperienze Bioenergetiche

“Fare per sentire” è una delle frasi che meglio definisce la Bioenergetica.

La Bioenergetica è una disciplina psico-corporea messa a punto da Alexander Lowen (1910-2008), medico e psicoterapeuta americano. E’ una tecnica adatta a tutti, utilizzabile anche fuori dall’ambito psicoterapeutico nella forma di esperienze corporee antistress, come prevenzione e promozione della salute e del benessere psico-corporeo, attraverso l’uso consapevole del movimento e della respirazione.

Scopo della Classe di Esperienze bioenergetiche è in particolare quello di facilitare una maggiore consapevolezza del proprio corpo e liberare le tensioni muscolari croniche, che emergono a contatto con gli stress quotidiani. Lavorare in modo graduale sul movimento e sulla respirazione consente all’energia intrappolata nel corpo di fluire in modo più libero: in tal modo si ottiene un senso di maggiore vitalità, si accresce la capacità di sentire piacere, la mobilità e il benessere sia a livello corporeo sia emozionale.

La classe di esercizi non ha pertanto una funzione psicoterapeutica, ma di prevenzione e promozione della salute e del benessere psico-corporeo.

Nelle classi di esperienze bioenergetiche, all’insegna del ‘fare per sentire’, si sperimenta l’importanza di avere grounding o radicamento, di avere, cioè, i piedi ‘ben piantati per terra’, per potersi sentire solidi e stabili nell’affrontare il mondo e la realtà circostante; questo consente anche di mantenere una respirazione corretta, ampia e rilassata, come condizione essenziale per sentire ed essere in contatto con le proprie emozioni.

“Essere pieni di vita significa respirare profondamente, muoversi liberamente e sentire con intensità”: così diceva Alexander Lowen (1910-2008), psicoterapeuta statunitense ideatore della Bioenergetica.

Il lavoro associato sul corpo e sulla mente aiuta le persone ad affrontare le difficoltà esistenziali e relazionali, mira a reintegrare e armonizzare le varie parti della persona e a realizzare al meglio le proprie capacità di provare piacere e gioia di vivere. Per questo nel mio lavoro di counselor propongo Esperienze bioenergetiche sia individuali sia in piccoli gruppi.

Siblings: gli invisibili, chi sono?

«Ogni sibling ha una storia, importante e unica, da raccontare. Il gruppo è un’occasione per non essere soli nell’affrontare un percorso di consapevolezza, nel prendere decisioni nel presente, un prezioso “consulente esterno” a cui affidare dubbi e perplessità, e da cui ricevere utili indicazioni, consigli, esperienze».

Citazione tratta da: Andrea Dondi (a cura di), I gruppi di siblings adulti. Una proposta di metodo per sostenere fratelli e sorelle di persone con disabilità, collana «La famiglia nel mondo contemporaneo», per gentile concessione dell’autore.

Definizione

Il termine inglese “siblings” indica in generale la categoria dei fratelli e sorelle; nella letteratura scientifica, e in particolare in ambito psicologico, si riferisce specificamente a chi ha un fratello o una sorella con disabilità.

Per molti anni, la ricerca sui siblings di persone con disabilità si è concentrata quasi esclusivamente sulle possibili difficoltà psicologiche e comportamentali che queste persone potevano sviluppare. Questo approccio patologizzante tendeva a vedere i siblings come soggetti a rischio, trascurando le risorse e le potenzialità che potevano emergere da questa esperienza.

Negli ultimi decenni, l’attenzione verso i siblings ha portato a comprendere meglio i vissuti emotivi e relazionali che li caratterizzano. Ciò ha generato un cambiamento di paradigma: oggi la letteratura scientifica riconosce che, accanto alle possibili difficoltà, i siblings possono sviluppare competenze relazionali, come empatia, sensibilità, tolleranza, compassione, lealtà, pazienza, affidabilità e una maggiore capacità di adattamento. Questo nuovo sguardo permette di valorizzare sia le sfide che le opportunità legate al ruolo di fratello o sorella di una persona con disabilità, sviluppandone potenzialità e risorse.

Crescere come sibling di una persona con disabilità significa affrontare emozioni complesse, responsabilità e sfide che spesso restano invisibili.

Chi sono

Shiatsuka e counselor

Professionalità e passione a Milano

Cristina Di Stefano

Sono Cristina Di Stefano e ho iniziato a studiare Medicina Tradizionale Cinese nel 1990 lavorando presso la beautyfarm Centro Tao di Limone sul Garda e nel 1996 ho completato il triennio di formazione per operatore shiatsu presso la scuola Ohashiatsu® di Milano.

Interessandomi in modo particolare l’interazione tra movimento del corpo e benessere psicofisico, ho poi indirizzato il mio studio verso discipline che evidenziano questo aspetto: oltre allo shiatsu, Anatomia Esperienziale®, Integrazione Posturale®, Yoga  e Meditazione Taoista.

Dal 2003 sono iscritta al Registro Italiano Operatori Shiatsu® della FISieo, Federazione Italiana Shiatsu insegnanti e operatori®, per il quale conseguo regolarmente gli accrediti di aggiornamento professionale.

Sono convinta che lo shiatsu sia una disciplina evolutiva; per questo dal 2004 seguo corsi di specializzazione professionale presso la scuola di shiatsu Hakusha di Milano, dove ho approfondito anche la tecnica di Moxibustione giapponese.

Unendo le discipline conosciute ho ideato un seminario esperienziale della percezione e dell’autostimolazione dei meridiani energetici che è stato proposto in diverse formazioni per operatori del benessere a Milano, Roma e Pescara. Ho proposto il mio insegnamento anche presso la Fondazione Humaniter® di Milano, dove ho condotto per tre anni un corso amatoriale rivolto a persone over-60.

Profondamente convinta che la salute e il benessere siano innanzitutto una responsabilità personale, ho preso parte al Progetto PartecipaSalute®, finalizzato a una partecipazione consapevole dei cittadini-pazienti nelle scelte sanitarie, presso l’Istituto Mario Negri di Milano.

Recentemente sono entrata a far parte del gruppo di studio sulle Discipline Corporee all’interno della Sipnei -Società Italiana Psico Neuro Endocrino Immunologia.

Formata da una esperienza personale diretta, propongo il mio lavoro anche nell’ambito della disabilità, collaborando con associazioni del settore e sono membro attivo di gruppi di sostegno rivolti a familiari coinvolti nella tutela legale di persone fragili.

Desiderosa di ampliare sempre più le mie competenze, mi sono diplomata in Counseling a indirizzo Bioenergetico-Gestaltico, con una tesi dal titolo Counseling e problematiche distress-correlate, dopo aver effettuato il tirocinio presso la Fondazione VIDAS di Milano e l’Associazione ALOMAR che si rivolge a persone con malattie reumatiche e autoimmuni.

Ho inoltre conseguito il diploma dopo aver seguito un corso annuale di aggiornamento in pratica bioenergetica e in conduzione di gruppi.

Ho fatto parte del Comitato Scientifico di Collage Counseling, una realtà che si occupa di formazione, aggiornamento ed esperienze di counseling, e svolgo delle docenze nel corso di formazione triennale in counseling bioenergetico-gestaltico integrato di tale scuola.

Propongo sessioni di counseling individuale, trattamenti shiatsu e incontri individuali o di gruppo di esperienza bioenergetica nel mio studio di via Stradella 13 a Milano.

Per contattarmi: 335 5946620 oppure scrivere a  cristinabioenergetica@gmail.com

Che cosa faccio

Shiatsu  Counseling  Bioenergetica

Ascolto, accettazione ed empatia

Da ormai molti anni propongo la mia esperienza di shiatsuka e di esperta del corpo: interessandomi in modo particolare l’interazione tra movimento e benessere psicofisico, ho integrato lo Shiatsu con altre discipline, come l’Anatomia Esperienziale®, l’Integrazione Posturale®, lo Yoga e la Meditazione Taoista, la Bioenergetica.

Profondamente convinta che la salute e il benessere siano innanzitutto una responsabilità personale, mi sono diplomata in Counseling a indirizzo Biogestaltico-Gestaltico – che integra Bioenergetica e Gestalt – nella convinzione che il mio lavoro, che pratico ormai da molti anni, si fondi su una profonda relazione di ascolto, di accettazione e di empatia con il cliente, qualità che sono alla base della professione del counselor.

Nelle pagine di questo sito trovate dunque articoli non solo su Shiatsu e Counseling, ma anche sulle altre discipline che ritengo preziose per essere al servizio degli altri.

Per contattarmi: 335 5946620 oppure scrivere a cristinabioenergetica@gmail.com

Il mio studio a Milano

Uno spazio di benessere

in via Stradella 13 (piazza Lima)

                 

Il mio studio a Milano in via Stradella 13, a cinque minuti a piedi da piazza Lima e corso Buenos Aires, è uno spazio accogliente, luminoso e silenzioso che costituisce un comodo setting per sessioni individuali di shiatsu e di counseling o incontri in piccoli gruppi per praticare esperienze di bioenergetica. E dove poter trovare ascolto empatico e concedersi l’occasione di rallentare il ritmo e fare una pausa all’interno della giornata.

         

Il mio studio è comodamente servito dai mezzi pubblici: a circa 200 m passa la metropolitana rossa (fermata Lima) e a 300 la verde (Loreto); il bus 60 che va da Largo Augusto a piazzale Lagosta e viceversa e il bus 92 che percorre la circonvallazione interna (viale Abruzzi). A 300 metri si trova anche la stazione metropolitana Porta Venezia, servita dal Passante.

Per contattarmi: 335 5946620 oppure scrivere a cristinabioenergetica@gmail.com

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Formazione triennale in Counseling Collage

Riconosciuta da AssoCounseling

Un percorso personale e professionale

La formazione triennale Collage in counseling professionale a indirizzo bioenergetico-gestaltico integrato, riconosciuto da AssoCounseling (Cert. 0174-2018), è un percorso dedicato a chi vuole diplomarsi ed esercitare la professione di counselor migliorando la propria capacità di ascolto e di relazione con sé e con gli altri.

Il counseling professionale è una particolare modalità di intervento di sostegno, individuale o di gruppo, di breve durata e finalizzato ad affrontare le difficoltà emergenti in momenti critici della vita. Il corso di formazione di Collage, che si basa su un’armonica integrazione tra Bioenergetica, Gestalt ed Enneagramma, insieme a elementi legati all’approccio rogersiano centrato sulla persona, offre le competenze necessarie per instaurare una efficace relazione d’aiuto e di sostegno.

L’approccio della terapia della Gestalt fondata da Fritz Perls è basato molto sugli aspetti emozionali e mira a reintegrare e armonizzare le varie parti della personalità. L’approccio della Bioenergetica creata da Alexander Lowen permette di entrare in contatto con il proprio corpo e di conoscere e alleggerire le tensioni muscolari croniche nate da conflitti emotivi irrisolti, consentendo alla persona di ritrovare vitalità e centratura. Quanto all’Enneagramma, è uno dei più efficaci strumenti per conoscere i meccanismi che sono alla base dei nostri comportamenti, atteggiamenti, credenze e convinzioni, ovvero della nostra “personalità”.

Il counseling a indirizzo bioenergetico-gestaltico integrato di Collage è volto ad accompagnare il cliente, sia esso individuo, coppia o gruppo, in percorsi evolutivi e trasformativi, anche in concomitanza di fasi o eventi critici, mantenendo il focus sul tempo presente, potenziando la consapevolezza cognitiva/emotiva/corporea, sperimentando nell’esperienza del qui e ora nuovi modi di essere, accompagnando processi comunicativi efficaci che usino il linguaggio della parola e del corpo, favorendo l’espressione autentica di sé, lasciando andare inibizioni e condizionamenti e valorizzando le risorse personali e relazionali.

La formazione triennale Collage in counseling professionale ha una struttura molto articolata, che comprende quasi 600 ore d’aula nei tre anni; un percorso di formazione personale di almeno 75 ore tra incontri individuali e di gruppo; almeno 150 ore di tirocinio con almeno 60 ore di relativa supervisione, per un totale di circa 900 ore di percorso.

Per informazioni e colloqui preliminari con le responsabili della Scuola Collage Counseling:
– Alessandra Callegari, 339 5324006, info@collagecounseling.it
– Alessandra Di Minno, 339 8010317, alessandra.diminno@gmail.com

Per altre info: www.collagecounseling.it

 

Shizuto Masunaga

Il padre dello Zen Shiatsu

La terapia Shiatsu secondo i principi dello Zen

Shizuto Masunaga (Kure, 1925 – 7 luglio 1981) è stato uno psicologo giapponese, laureato in psicologia e filosofia all’Università di Kyōto, studioso di medicina tradizionale cinese e giapponese.
Allievo di Namikoshi Sensei, ha insegnato per una decina d’anni psicologia clinica alla Nippon Shiatsu School di Tokyo, successivamente si è distaccato da Namikoshi fondando lo Iokai Shiatsu Center, scuola che ha avuto, negli anni ’70 e ’80, maggiore diffusione in Europa che in Giappone.

Lo stile Shiatsu Masunaga
Masunaga ha sviluppato, integrandolo con le conoscenze della fisiologia Occidentale, un suo personale sistema di Shiatsu chiamato Zen Shiatsu i cui contenuti sono oggi considerati di fondamentale importanza nell’economia di questa disciplina. Le principali novità introdotte da Masunaga, rispetto allo shiatsu ancora legato alla MTC (medicina tradizionale cinese), riguardano:
la focalizzazione dell’energia: ogni osservatore influisce con la sua energia nel fenomeno che sta osservando. Ovvero, portando l’energia sulla zona interessata l’energia si attiva: l’immagine crea il movimento, il movimento crea l’energia. Questo concetto sarà ulteriormente ampliato nella elaborazione degli Esercizi Zen per immagini, cui dedicò un libro;
la prima dualità: mano madre e mano figlia, che stimolano rispettivamente le funzioni protopatiche (primo sentire) ed epicritiche (capacità di selezionare: quando stimolo una parte del corpo tutto il corpo risponde);
la centralità di Hara: i meridiani partono tutti da Hara, che è il centro dell’energia e la distribuisce in tutto il corpo;
estensione dei meridiani: i meridiani non sono più localizzati in un singolo arto, ma percorrono tutto il corpo;
– il meridiano ha un suo percorso reale, non fittizio, in quanto legato alla posizione degli Tsubo;
una nuova visione di Kyo e Jitsu che vengono considerati complementari (in MTC erano trattati autonomamente);
caratteristiche della pressione: costante, progressiva, sostenuta, focalizzata e perpendicolare.

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Bibliografia:
Shizuto Masunaga e Wataru Ohashi , Zen Shiatsu – La terapia Shiatsu secondo i principi dello Zen, Edizioni Mediterranee, 1979
Shizuto Masunaga, Esercizi Zen per Immagini, Edizioni Mediterranee, 2002
Shizuto Masunaga, Racconti di 100 Trattamenti, Shiatsu Milano Editori, 2012

 

Shiatsu e counseling bioenergetico

Una possibile integrazione

ispirandosi al lavoro di Alexander Lowen

di Cristina Di Stefano*

“Essere pieni di vita significa respirare profondamente, muoversi liberamente e sentire con intensità.”
Alexander Lowen, psicoterapeuta statunitense, 1910-2008.

Questa bellissima frase che Alexander Lowen citava molto spesso ai suoi allievi e pazienti, descrive chiaramente la filosofia e l’orientamento del lavoro cui dedicò gran parte della sua vita: il metodo di lavoro corporeo noto in tutto il mondo con il nome di Bioenergetica.

Ho conosciuto la Bioenergetica verso la fine degli anni ’90, poco dopo aver completato la mia formazione come shiatsuka e sono rimasta subito affascinata, oltre che dal metodo in sé, anche dalle analogie che avvertivo tra Bioenergetica e shiatsu. E proprio allo shiatsu mi dedicai maggiormente, facendone la mia professione e lasciando alla Bioenergetica il ruolo di percorso di crescita personale. Percorso che è proseguito negli anni, arricchendosi via via di altre discipline corporee.
Alcuni anni fa, mi sono resa conto che era giunto il momento di una ulteriore evoluzione professionale. Ho quindi integrato al mio bagaglio di conoscenze corporee ed energetiche la formazione in counseling. E’ opportuno ricordare che il counseling è una relazione d’aiuto il cui obiettivo è il miglioramento della qualità della vita, sostenendo il percorso di consapevolezza e rivolgendosi esclusivamente a tematiche emergenti nel momento presente della persona. Sostenuta da tutta la mia precedente esperienza, ho scelto l’indirizzo bioenergetico-gestaltico poiché integra la verbalizzazione tipica del counseling con esperienze corporee per molti versi simili allo shiatsu.

Affinità tra Shiatsu e Counseling
Tra le affinità con lo shiatsu, la prima che si osserva è la capacità di intendere gli esseri umani come sistemi composti di livelli diversi, perfettamente interconnessi tra loro. Non vi è quindi nessuna divisione in settori, bensì una integrità di funzioni: la famosa identità funzionale di cui ha molto scritto Lowen e prima di lui Wilhelm Reich, suo terapeuta e maestro.
L’embriologia energetica descritta nel Lingshu ci insegna che esiste una precisa successione per lo sviluppo dei cinque Movimenti che costituiscono l’essere umano e che un evento che interferisca con questa successione può perturbarne il corretto sviluppo. Analogamente Lowen postula che lo sviluppo dell’individuo si svolga nel tempo che intercorre dal concepimento a, indicativamente, il sesto anno d’età. Qualunque evento abbia rilevanza in un momento qualsiasi di questo tempo va a influire su quello specifico momento dello sviluppo, generando quella che Lowen ha chiamato Struttura Caratteriale. Va ricordato che l’evento principale nella vita di un embrione e poi di un bambino è ovviamente rappresentato dalla relazione che instaura con i suoi genitori, o in ogni caso le figure di riferimento parentali, prima ancora che eventi ambientali e sociali (perturbazioni esterne) o problemi ad esempio legati alla salute (perturbazioni interne).

Ogni Struttura Caratteriale definirà le caratteristiche di quel particolare individuo in ogni suo livello di manifestazione: la costituzione corporea, la qualità emozionale, la capacità di stare in una relazione affettiva o sociale, le modalità di relazionarsi con l’esterno, le capacità di autorealizzarsi attraverso il riconoscimento delle proprie qualità personali; non meno importante, la quantità di energia che ha a disposizione. Risulta evidente l’analogia con le energie dei Cinque Movimenti nella loro manifestazione nell’essere umano.

          I cinque Movimenti       Le cinque Strutture caratteriali
Queste caratteristiche fanno sì che in ogni livello dell’individuo coesistano fragilità e punti di forza, insicurezze e talenti. Nel counseling bioenergetico così come nello shiatsu, il cliente/uke viene sostenuto nell’esplorazione e nella presa di consapevolezza delle peculiarità che lo costituiscono, plasmate sovente dalle abitudini di vita. Quale che sia la tematica iniziale portata in studio, risulta presto evidente come alla radice vi sia un mancato o incompleto riconoscimento dei propri bisogni, ma anche una mancanza di fiducia nelle proprie risorse e capacità.

Due approcci integrati
Rispetto al percorso seguito, lo shiatsu e il counseling bioenergetico possono seguire due strade diverse: il primo parte più spesso dal vissuto corporeo per esplorare le relazioni concrete tra questo e gli aspetti meno materiali, quali la componente emozionale e relazionale della problematica attuale; nel secondo più spesso avviene l’inverso, ossia si inizia con una tematica di natura relazionale o profondamente emotiva per acquisire consapevolezza di quanto i vissuti più intimi abbiano ripercussioni concrete sull’aspetto corporeo e di limitazione del movimento. In ciò non sussiste alcuna contraddizione, poiché entrambi gli approcci consentono alla persona un percorso di riconoscimento di sé e dei propri bisogni e, ancora più importante, la accompagnano nel contatto e nel riconoscimento delle proprie risorse, soprattutto energetiche, che può mettere a disposizione di sè per affrontare il proprio momento di difficoltà. Questo percorso evolutivo può realizzarsi solo se viene sostenuto con una modalità accogliente e non giudicante, condivisa da entrambe le professionalità.

“Gli Esercizi” e il movimento che sviluppa il potenziale energetico
C’è un ulteriore aspetto energetico nel quale si ritrova grande affinità tra i due approcci e consiste nel lavoro di Shizuto Masunaga (1925-1981) sulle estensioni e in particolare nelle sequenze di stiramento dei meridiani. Praticandoli ogni giorno e ancora di più insegnandoli, ho compreso quanto la pratica degli esercizi di Masunaga alleni al contatto energetico, rafforzi la percezione e la stimolazione dei meridiani. Tutto ciò aumenta la consapevolezza di sé, aiuta a riconoscere i propri limiti e sostiene nel superarli. Infine, col tempo, si acquisisce maggiore fluidità di movimento e di pensiero, ossia di presenza a se stessi in termini sia cognitivi sia emozionali.
Non si desidera in questo contesto offrire un’analisi dettagliata dei molteplici paralleli tra esercizi di Masunaga e di bioenergetica. A titolo di esempio, trovo interessante soffermarsi sui due esercizi considerati la base per entrambi i metodi e osservare come le varianti tra essi siano minime. Negli esercizi di Masunaga quelli rivolti al riequilibrio di Vaso Concezione e Vaso Governatore corrispondono in modo impressionante rispettivamente agli esercizi definiti Arco e Bendover  in Bioenergetica.

       Vaso Concezione e Arco

Nel primo caso, tanto Masunaga quanto Lowen riconoscono a questa esperienza la possibilità di aprirsi verso il mondo esterno, accogliendone le energie soprattutto attraverso il respiro, che in questa posizione risulta amplificato dalla maggiore espansione del diaframma.

                 Vaso Governatore e Bendover

Nel secondo caso, di nuovo entrambi i maestri indicano la possibilità di esplorare la propria capacità di abbandonarsi, ossia rilasciare le tensioni somatiche ed emozionali trattenute in particolare nella schiena; inoltre, consente di portare il respiro verso l’interno e in profondità, aumentando in tal modo la propria centratura o grounding.

Entrambe le pratiche hanno punti focali in Hara e in Ming Men e sono strettamente relate alle funzioni vitali di base; non per nulla Vaso Concezione e Vaso Governatore vengono anche chiamati Mare dello Yin e Mare dello Yang proprio in virtù della loro funzione ricapitolativa delle energie attive nell’essere umano.
In questo, a mio modesto parere, ci troviamo di fronte alla maggiore affinità tra shiatsu e counseling bioenergetico: per entrambi infatti il movimento, nella sua forma più consapevole, viene riconosciuto come nutrimento indispensabile per il corpo e altrettanto per la mente e le emozioni. Viene prestata molta attenzione ai vari distretti corporei: le gambe come sostegno della vita; la braccia come possibilità di fare, agire e soprattutto i tre distretti che racchiudono la centralità dell’individuo: bacino/pelvi, torace/diaframma e testa. L’esercizio dunque non viene inteso come performance bensì come strumento fondamentale per ristabilire e mantenere un corretto equilibrio energetico, oltre che come esplorazione di sé in tutti i propri livelli (corporeo, emozionale e cognitivo) e come allenamento all’autoascolto e all’autoregolazione: mi fido della mia capacità di esplorazione e mi do il permesso di fermarmi quando sento che va bene così, per me, oggi. Nel mio qui-ora, che ascolto e onoro.

“Il cambiamento è sempre possibile, ma deve partire dall’accettazione di sé stessi.”
Alexander Lowen

Bibliografia
M. Corradin, C. Di Stanislao, D. De Bernardinis, F. Bonanomi, Le tipologie energetiche e il loro riflesso nell’uomo, CEA, Milano 2011
A cura di C. Larre, E. Rochat De La Vallée, Dal Huangdi Neijing Lingshu. La psiche nella tradizione cinese, Jaca Book, Milano 1994
A. Lowen, Bioenergetica, Feltrinelli, Milano 1983
A. e L. Lowen, Espansione e integrazione del corpo in bioenergetica, Astrolabio, Roma 1979
S. Masunaga, Esercizi Zen per immagini, Mediterranee, Roma 1996
Y. Mollard, M. Maiola, L’uomo prima della nascita. Embriologia energetica, Jaca Book, Milano 1996

*articolo apparso sul numero 61 di ShiatsuNews di dicembre 2018